GUIDO1860

Può un libro fare nascere una nuova azienda?

Nel dicembre 2018 esce Liscio come l’olio, la storia della mia vita e della mia famiglia, e da quel momento la mia vita cambia.
Mi chiamo Guido Novaro, proprio quello del nome dell’azienda, e 1860 è una data che per la mia famiglia è la prima pietra di uno straordinario edificio. Dal 1860 infatti la vita della famiglia Novaro si legherà all’olio d’oliva. “Quelli dell’Olio” li chiameranno a Oneglia, nella Liguria di Ponente. Si, perché nel 1860 il mio trisavolo Agostino Novaro, poco più che ventenne, fonda la “Agostino Novaro” alla quale seguirà, nel 1898, la ditta “P. Sasso e Figli” .
Una passione travolgente per il mondo dell’olio di oliva, quella dei miei antenati, che li condurrà a creare uno dei marchi più noti dell’industria alimentare italiana: l’Olio Sasso.

Alla fine dell’800, grazie a campagne pubblicitarie innovative, i Novaro combatterono e vinsero la battaglia per modificare le abitudini alimentari di allora, che vedevano l’ampio uso dello strutto al Sud e del burro al Nord, introducendo l’utilizzo dell’olio di oliva per preparare le ricette tradizionali.
Una grande capacità di selezione delle partite di olio, una sensibilità affinata nell’assaggio, unitamente alla creazione dalla prima raffineria italiana di olio d’oliva, permisero allora di realizzare un prodotto leggero e nobile al palato che incontrò l’apprezzamento dei ceti medi urbani, del mondo delle professioni, delle scienze e delle lettere e fu in grado di accreditarsi in patria ed all’estero.
Una strategia figlia di una fede nel progresso che si armonizzava con insistiti richiami alla natura. Una generazione Positivista e Liberty allo stesso tempo, quella dei Novaro: industriale con un occhio al benessere e alla modernità e l’altro all’idillio di un mondo incorrotto.

Fu grazie al fondamentale contributo di Mario Novaro, mio bisnonno, se l’Olio Sasso avanzò in modo così impetuoso; e fu grazie alle campagne pubblicitarie affidate ad artisti noti come Plinio Nomellini, allievo di Fattori e amico di Giovanni Pascoli, o come Giorgio Kienerk e  Franz Laskoff, interpreti dell’Art Nouveau oggi riscoperti.
Sempre Mario, il filosofo della famiglia, laureato nel 1893 a Berlino con una tesi discussa in latino su Nicolaus Malebranche, fu l’uomo che decise di innovare la rivista aziendale La Riviera Ligure di Ponente, che veniva offerta in omaggio ai clienti, con i suoi bozzetti regionali, le sue ricette e i suoi giochi a premi, facendone il primo House Organ del quale si abbia notizia in Europa.
Abbreviatone il nome, diventerà La Riviera Ligure, una delle più prestigiose pubblicazioni letterarie dei primi del Novecento, relegando la “pubblicità dei prodotti” in inserti staccabili e dando ospitalità a illustri letterati e giovani scrittori e poeti. Mario Novaro diventa così uno degli arbitri della produzione letteraria italiana e la Sasso ottiene una reputazione di mecenatismo e apertura mentale che incrementerà prestigio e vendite.
Giovanni Pascoli, Giovanni Boine, Grazia Deledda, Luigi Pirandello, Filippo De Pisis, Giuseppe Ungaretti,  non sono che alcuni dei duecento collaboratori della Riviera Ligure. E Pascoli, divenuto amico di famiglia oltre che collaboratore illustre, scriverà proprio per la rivista dei Novaro nel 1901 un Inno all’olivo (“L’olivo che agli uomini appresti / la bacca ch’è cibo e ch’è luce”).

Le storie di famiglia, e questa che leggete lo conferma, non finiscono mai di sorprendere, di alimentarsi, di evolvere e Guido 1860 ne è la testimonianza.

Nel 1980 mio padre e i suoi cugini decidono di vendere la Olio Sasso ed io, che avevo imparato ad amare quel nome e quel mondo sin da bambino, mi ritrovo cancellato il futuro che avevo immaginato da sempre. Cancellato a tal punto da spingermi a perseguire altre strade per le quali sentivo attrazione e curiosità, la comunicazione e il marketing, seppellendo sotto metri di cenere la mia vera passione.

Il rapporto irrisolto con mio padre mi porterà a scrivere il mio primo libro, Liscio come l’olio, «un’autobiografia che si legge come un romanzo», come più di un lettore mi ha detto.
Le richieste dell’editore mi hanno spinto a recuperare la storia della mia dinastia e man mano che la riscoprivo, man mano che mi rendevo conto del patrimonio culturale e industriale che essa ha generato, crescevano in me fortissimi il desiderio e la determinazione di ripartire da dove mossero i primi passi Agostino, Mario, Angiolo Silvio, riportando alla luce quella passione sepolta, per essere come i miei antenati attento e visionario innovatore in uno dei più affascinati mondi alimentari, quello degli oli d’oliva.